Rolfing-Movement - Paola Volpones
Mercoledì 19 Novembre 2008
Domande ricorrenti sul Rolfing
Il Rolfing è doloroso?
Negli anni '60, quando il Rolfing ha iniziato a diffondersi negli Stati Uniti, era conosciuto non solo per la sua capacità di modificare la struttura del corpo in 10 sedute, ma per il male che si sentiva durante le sedute! In parte era vero, e a volte è vero anche oggigiorno, ma va detto che la tecnica si è parecchio addolcita; è diventata meno rude ed invasiva.
Si è appreso che per superare un blocco, ci sono tante possibilità, e non sempre la manipolazione diretta e decisa è la più efficace.
Se la manipolazione che pratichiamo si fa dolorosa, il Rolfer e il cliente insieme possono utilizzare questa sensazione sgradevole per raccogliere una serie di informazioni utili, come ad esempio che la zona che si sta toccando presenta tensioni, rigidità, durezza. Non sempre queste zone sono così ovvie. Spesso capita di ascoltare commenti, da parte dei nostri clienti, del tipo: "Non pensavo di sentire così male intorno alla scapola!".
Altre informazioni che possiamo raccogliere riguardano il tipo di dolore: alle volte è un "male che fa bene", fa male ma progressivamente qualcosa si "scioglie", e il dolore si attenua o scompare.
Può essere anche un dolore associato ad altro: "E' un dolore che mi irrita, mi infastidisce, mi fa arrabbiare...!"- Ecco che emergono sentimenti ed emozioni, ed il dolore ci fornisce l'occasione per riconoscere nel corpo ciò che succede proprio in quel momento.
Ascoltare e superare il dolore è un'altra importante fase del processo di interazione del Rolfing: si può imparare ad usare il respiro, sentire il sostegno da parte del Rolfer per lasciarsi andare, usare il movimento, comprendere quale sia il proprio ritmo, contrastare e accettare.
Sono esperienze che rafforzano e migliorano la flessibilità della propria struttura.
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Rolfing: la gravidanza e il dopo parto
La gravidanza è un momento particolare e va considerato come tale. Per nove mesi il corpo della futura mamma si trasforma giorno per giorno per adattarsi alla forma del bimbo che si sta formando dentro di lei. Ricevere la serie classica delle 10 sedute è sconsigliato, ed anzi controindicato.
Tuttavia, in questo processo di cambiamento, la donna a volte incontra qualche difficoltà, qualche dolore che non se ne va. Succede che appaia una sciatalgia, o un dolore alla zona lombare, o tra le scapole, problemi nell'area del diaframma respiratorio.
Questi sintomi di disagio possono originare da problemi strutturali preesistenti alla gravidanza, che si accentuano in risposta al maggior carico rappresentato dal bimbo. Oppure derivano dai cambiamenti metabolici dei tessuti connettivi che si fanno più lassi e ricchi di acqua, proprio per prepararsi al parto. Anche i cambiamenti ormonali influiscono sul tono dei tessuti. A volte inoltre la sciatalgia da gravidanza origina da una compressione a livello lombare generata dall'aumento di volume dei vasi sanguigni.
Per questi casi allora il Rolfing è d'aiuto. Si interviene con qualche seduta (da 1 a 3) di "pronto soccorso" mirata a restituire flessibilità alle parti che tendono ad irrigidirsi e per aiutare a ridistribuire il carico sull'intera struttura corporea, usando un tipo di approccio che permetta di rimanere in contatto con le esigenze della futura mamma. Come si è accennato, è sconsigliato ricevere la serie di 10 sedute standard durante la gravidanza, perché potrebbe indurre cambiamenti strutturali repentini che disturberebbero la gravidanza stessa. Sarebbe un po' come lavorare con due persone contemporaneamente senza essere sicuri di averne il permesso da una delle due.
Di grande aiuto invece è il Rolfing Movement: si interviene a livello percettivo e di ascolto dei cambiamenti grandi e piccoli che avvengono giorno per giorno. Si riconoscono i cambiamenti non solo nel corpo, ma anche nella sfera dell'emotività. Ci si prepara al momento del parto confrontandosi con le paure e i misteri legati a quel momento emozionante e terrificante per la maggior parte di noi donne.

Dopo il parto invece ricevere sedute di Rolfing è veramente d'aiuto. Il nostro corpo non è "più come prima" e la serie di sedute standard aiuta a ritrovare la forma e il contatto con chi siamo. Il bacino durante il momento dell’espulsione modifica i suoi diametri, i tessuti che compongono il pavimento pelvico sono fortemente coinvolti in tutte le fasi del parto.  La muscolatura delle gambe, schiena, braccia, respirazione, è  interessata e fortemente sollecitata durante il parto, sia che il parto si svolga in modo semplice e senza difficoltà, che nei momenti di maggiore stress.
Generalmente consigliamo di completare l’allattamento per iniziare le sedute, ma alcune neo mamme iniziano Rolfing prima dello svezzamento sia perché l’allattamento prosegue fino ai 12 mesi o più sia perché un intervento di sostegno si rende necessario per l’insorgenza dei disturbi.
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Il Rolfing e i Bambini
I bambini si avvicinano al Rolfing accompagnati dai loro genitori. Sembra una considerazione ovvia e anche un po' banale, ma marca una grande differenza per quanto riguarda l'accettazione di iniziare un percorso di cambiamento attraverso, l'educazione corporea, quale è il Rolfing, da parte dei piccoli utenti.
I bambini arrivano al Rolfing perché viene rilevato che "c'è qualcosa che non va": i piedi sono troppo piatti, le ginocchia troppo a X, la schiena troppo "curva", etc. Spesso, a differenza degli adulti, non hanno nessun dolore, non provano alcun disagio che li spinga a rivolgersi a specialisti di Rolfing. Ma giustamente i genitori si preoccupano e cercano le soluzioni consone al loro modo di intendere la salute. Il Rolfing è un processo di cambiamento del corpo che si realizza insieme: Rolfer e cliente; per questo è importante che i bambini accettino volentieri le sedute. Quasi sempre, inizialmente sono diffidenti e intimoriti. Perciò occorre pazienza, sensibilità e anche un po' di sincera voglia di giocare da parte del Rolfer per creare un clima positivo che consenta di incontrare il bambino.
Le problematiche più frequenti per cui i genitori si rivolgono a noi, sono:
• problematiche legate all'appoggio dei piedi (piatti, in eversione, inversione,...);
• alle ginocchia: a X, a ( );
• alla postura: iperlordosi lombare, ipercifosi dorsale, dorso curvo, scapole alate;
• atteggiamento scoliotico e scoliosi vera e propria.
A volte la problematica è solo apparente: fino ad una certa età i piedi piatti o la iperlordosi lombare sono fisiologici (normali),. Sono addirittura necessari per consentire lo sviluppo armonico futuro: in tutti i bambini i piedi sono piatti prima di iniziare a camminare. Gli archi si sviluppano con l'uso del piede nel cammino. Alle volte un cuscinetto di grasso nasconde e protegge l'arco mediale del piede. Ci sono tests semplici e rapidi che aiutano a capire se l'arco è presente o no. Come regola generale, se il test ci dice che i piedi non sono piatti, non c'è nessuna necessità di fare Rolfing. La regola generale ci dice anche che il bambino, come l'adulto, vanno guardati nell'insieme: allora quando si rende necessario intervenire, non tratteremo solo il piede o il ginocchio in sé, ma ci occuperemo delle relazioni fra le varie parti corporee. Una serie, o una mini-serie, di sedute di Rolfing allora può risultare utile per favorire un migliore equilibrio e sviluppo armonico della struttura corporea. Nella mia esperienza di lavoro con i bambini ho trovato utile adottare il criterio di diluire le sedute nel tempo: completare il ciclo di 10 sedute nell'arco di un anno, o anche due. Ciò consente di rispettare e seguire i ritmi di crescita dei bambini. Nostro compito è seguirli e orientarli nella crescita somatica con tocchi delicati, mettendo in evidenza le loro risorse.
Se i bambini danno segni di stanchezza: "Mamma, oggi non ho voglia di andare a fare Rolfing", facciamo delle pause. Di sicuro li ritroveremo qualche mese più tardi cresciuti e maturati.
Di fronte alla problematica della scoliosi, o dell'atteggiamento scoliotico, le regole di base sono identiche. Guardiamo la struttura nel suo insieme e non ci limitiamo a trattare le curve. Infatti le curve sono in realtà movimenti elicoidali che possiamo ritrovare in tutta la struttura corporea, anche nei piedi e nel viso. Il nostro intervento sarà ancora una volta globale e terrà conto delle rotazioni e movimenti presenti nella struttura. E' molto importante controllare i bambini con scoliosi, nelle fasi di crescita intensa e rapida.
È fondamentale sottolineare, nel colloquio preliminare, che la scoliosi non è una "malattia", ma un modo di crescere. Come dico spesso ci sono alberi come gli abeti che salgono dritti verso il cielo, ed altri come gli olivi che crescono contorcendosi creando bellissime forme. Nostro compito è indirizzarli per trovare cammini più lineari.
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A che età è bene iniziare a fare Rolfing?
  • In linea di massima, possiamo dire che tra i 2 e i 7 anni, possiamo fare interventi sporadici se necessari.
  • Dai 7 ai 10/11 anni possiamo fare mini-serie, cioè gruppi di 3-5 sedute.
  • Dai 10/11 ai 14 anni l'intervento favorirà il passaggio nell'adolescenza e le ragazzine e i ragazzini sono spesso pronti per ricevere la serie completa.
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Fino a che età si può ricevere il Rolfing?
Il Rolfing non conosce limiti nell'età.
Lavorare con le persone anziane, e mi riferisco a persone che abbiamo passato i 70 anni, è un'esperienza sempre molto interessante. Infatti i loro tessuti si presentano come una mistura di compattezza, dovuta alla naturale tendenza alla disidratazione per via dell'età, e di fragilità.
Occorre allora flessibilità e sensibilità nel tocco, da parte dell'operatore.
E' necessario anche avere rispetto nel lavorare con una persona anziana: occorre ascoltare i loro tempi, per far si che i tessuti abbiano modo di reagire al trattamento. E' una esperienza interessante anche perché la persona anziana che si avvicina spontaneamente al Rolfing, è qualcuno che ha voglia di cambiare, di stare meglio. Qualcuno che si mette ancora in gioco per aumentare il suo benessere.
Il Rolfing non è una pillola o un'iniezione che fa passare il dolore, ma invece richiede coinvolgimento, partecipazione e voglia di cambiare.
Il Rolfing si rivela utile per riprendere l'uso, il controllo e la fiducia nel corpo dopo ad esempio un incidente dove si è riportata una frattura o dopo un intervento chirurgico. Benefici arrivano anche per tutti quei disagi dove l'azione della forza di gravità si somma alla naturale, progressiva tendenza alla perdita di flessibilità articolare ed elasticità dei tessuti. La serie delle 10 sedute può essere diluita nel tempo, distanziando di 15-20 giorni le sedute.
Terminato il ciclo di base, si può procedere con sedute di "mantenimento" con cadenza mensile o bimensile.
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Su cosa agisce il Rolfing? Come può il miglioramento essere duraturo?
Il Rolfing agisce sulla struttura di sostegno del corpo rappresentata dal sistema osseo-muscolo-legamentoso.
Dal punto di vista strutturale possiamo considerare le ossa come distanziatori; sono in relazione tra loro attraverso le articolazioni che permettono quindi il movimento. I legamenti e le capsule articolari forniscono alle articolazioni stabilità e mobilità. Sono riccamente forniti di recettori sensoriali e motori che informano costantemente il Sistema Nervoso Centrale (SNC) ed Autonomo (SNA) sull'azione che il corpo sta compiendo. I muscoli, con le loro fibre elastiche che hanno la capacità di accorciarsi ed allungarsi, eseguono il lavoro. Le fasce che avvolgono i muscoli ed i tendini che collegano i muscoli all'osso, sono anch'essi ricchi di recettori che informano il SNC e SNA.
Tutte le azioni che compiamo allora sono raccolte in una mappa che chiamiamo schema corporeo. Ognuno di noi possiede una sua mappa che ci caratterizza e ci identifica. La mappa organizza i movimenti ed i gesti e costituisce l'aspetto strutturale dell'immagine corporea che ognuno ha di sé.
Ed è proprio grazie alla rete di "informatori" - i recettori - che il cambiamento è possibile. Ed il cambiamento è perciò un cambiamento della mappa.
La manipolazione caratteristica del Rolfing modifica lo stato di tensione, di rigidità e densità delle fasce dei tendini e dei legamenti, mandando nuove informazioni al SNC e SNA che si "aggiornano" sui cambiamenti avvenuti e consentendo nuove coordinazioni. Ciò promuove un ampliamento delle potenzialità di azione (ad es.: "i piedi appoggiano meglio a terra"). La mappa allora inizia a modificarsi: magari certe zone vengono dettagliate meglio, nuovi territori si aggiungono, alcune aree si riducono mentre altre si espandono, gli itinerari soliti, i movimenti automatici, possono subire variazioni. E' anche possibile che la mappa si colori diversamente, o che si arricchisca di vibrazioni.
Oltre "all'aggiornamento" della mappa sulle varie possibilità di azione, occorre che avvenga un riconoscimento di queste nuove capacità. Per questo diciamo che il Rolfing è un dialogo tra l'operatore e il cliente: non è sufficiente “trattare” il cliente, ma occorre lavorare insieme, cioè occorre che il cliente riconosca il beneficio che trae dalla nuova possibilità di azione ("Mi sento che i piedi appoggiano meglio a terra...") e che la incorpori ("...e mi sento più sicura nel cammino").
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© 2007 Paola Volpones